AAA badanti cercasi

permessoSarà per il periodo agostano che riduce la disponibilità delle lavoratrici domestiche per le meritate ferie. Sarà perché le famiglie aspettano l’ultimo momento per trovare una soluzione.  Sarà che prima di cercare una soluzione sul mercato, si cerchi un familiare disponibile a sacrificarsi per assistere la nonnina.  Di fatto i dati statistici dell’Inps registrano per il terzo anno consecutivo un calo occupazionale del settore, mentre crescono gli anziani bisognosi di cura.

Sempre l’Inps dice che le badanti con più di 50anni di età sono passate dal 31% del 2008 al 51,4% nel 2016 e quelle che superano i 60anni sono passate dal 4,5% al 16% nello stesso arco di tempo. Ciò significa un forte invecchiamento professionale che non viene sostituito.

 

Esiste però anche un problema legislativo  che ha ridotto l’offerta di lavoro.

 

Da diversi anni, i “flussi di entrata” che permettevano di regolarizzare i lavoratori extracomunitari si sono molto ristretti ad esclusiva attribuzione di imprese stagionali ( turismo, agricoltura). Il settore di cura e domestico è escluso.

 

Capita quindi che si entri in Italia con un permesso turistico e non si esca più, fornendo prestazioni irregolari e vivendo nascoste e sotto ricatto.

 

Molte delle aziende che hanno aderito a Professione in Famiglia e applicato l’accordo sindacale che regolamenta l’Operatore d’aiuto riscontrano le stesse difficoltà, con l’aggravante che, fornendo un servizio, devono garantirlo, anche sostituendo l’operatore qualora necessario. Hanno quindi bisogno di un numero di collaboratrici in grado di intervenire per assicurare il servizio tempestivo.

 

Trattandosi di servizi di assistenza alla persona che possono comportare  lunghi periodi di convivenza o prestazioni notturne, la gran parte delle lavoratrici hanno origine straniera.

 

Tolte le rumene e polacche che, facendo parte della comunità europea non necessitano di particolari permessi di soggiorno, ucraine, moldave, filippine o latinoamericane, ecc. hanno questi vincoli.

 

Sarebbe il caso di ripensare ad una moratoria specifica per il lavoro di cura, permettendo l’emersione di queste lavoratrici irregolari come avvenne nel 2012 ma facendo attenzione di evitare che salgano sul carro soggetti che non hanno nulla a che vedere con questo settore o che si generi il pagamento strumentale per ottenere il permesso. Ad esempio si potrebbe prevedere un permesso di soggiorno temporaneo di tre mesi lavorati presso una famiglia se domestica o impresa fornitrice di assistenza alla persona,  che sarà confermato al suo termine e, come avvenne nel 2012, si dimostri di essere stati in Italia per un periodo di almeno 1 anno. E magari siano disponibili a frequentare un percorso formativo per l’assistenza garantito dalle regioni. Sarebbe una finestra temporanea ma permetterebbe l’emersione e la riqualificazione di migliaia di persone irregolari.